Ieri è terminato il festival del cinema di Cannes. Come al
solito, sono nate al suo seguito polemiche sulle scelte operate dalla giuria
nel conferire i premi e in particolare per quello assegnato al miglior film
della competizione. Io non posso esprimere un giudizio sull’operato: avrei
dovuto assistere a tutte le proiezioni per potermi fare un’idea precisa ma
voglio dare il mio personale parere su ciò che deve esprimere un lavoro
cinematografico considerato il migliore.
Il cinema è fatto di un lavoro di équipe ed è comunemente
definito la settima arte: tutte le arti confluiscono in essa essendo l’ultima
nata e quindi un suo prodotto deve essere godibile sotto molti aspetti. Esso
deve comunicare pensiero, bellezza visiva, stupore, imprevedibilità, attesa,
meraviglia e tutto ciò sia nelle cose che nei personaggi: è al contempo teatro,
pittura, scultura, musica, poesia, costruzione, racconto. Tutto ciò lo ottiene
tramite diversi mezzi ognuno dei quali dovuto a uno specialista del campo: la
sceneggiatura, la regia, la recitazione, ma anche con la fotografia, la luce,
il colore, le ambientazioni, i costumi e infine inquadratura e musica. L’insieme
di tutte queste cose produce interesse, piacere, emozione, commozione e
divertimento e solo quando tutte queste cose son presenti siamo di fronte all’originalità,
all’intelligenza alla bellezza di un lavoro. Un lavoro che per essere definito
il migliore deve possedere e amalgamare giustamente tutto questo. Nel
giudicare, quindi, è doveroso prendere in considerazione tutti gli elementi
sopra menzionati per poter parlare di capolavoro.
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