lunedì 25 maggio 2015

Ieri è terminato il festival del cinema di Cannes. Come al solito, sono nate al suo seguito polemiche sulle scelte operate dalla giuria nel conferire i premi e in particolare per quello assegnato al miglior film della competizione. Io non posso esprimere un giudizio sull’operato: avrei dovuto assistere a tutte le proiezioni per potermi fare un’idea precisa ma voglio dare il mio personale parere su ciò che deve esprimere un lavoro cinematografico considerato il migliore.

Il cinema è fatto di un lavoro di équipe ed è comunemente definito la settima arte: tutte le arti confluiscono in essa essendo l’ultima nata e quindi un suo prodotto deve essere godibile sotto molti aspetti. Esso deve comunicare pensiero, bellezza visiva, stupore, imprevedibilità, attesa, meraviglia e tutto ciò sia nelle cose che nei personaggi: è al contempo teatro, pittura, scultura, musica, poesia, costruzione, racconto. Tutto ciò lo ottiene tramite diversi mezzi ognuno dei quali dovuto a uno specialista del campo: la sceneggiatura, la regia, la recitazione, ma anche con la fotografia, la luce, il colore, le ambientazioni, i costumi e infine inquadratura e musica. L’insieme di tutte queste cose produce interesse, piacere, emozione, commozione e divertimento e solo quando tutte queste cose son presenti siamo di fronte all’originalità, all’intelligenza alla bellezza di un lavoro. Un lavoro che per essere definito il migliore deve possedere e amalgamare giustamente tutto questo. Nel giudicare, quindi, è doveroso prendere in considerazione tutti gli elementi sopra menzionati per poter parlare di capolavoro.

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