Devo spiegare alcune affermazioni che ho fatto nel post di
ieri e per questo bisogna ricorrere alla storia.
Negli anni '70 c'era ancora solamente la Rai, si pagava il
canone, le ore di trasmissione giornaliere erano limitate ma i programmi erano
fatti badando alla qualità. Anche allora esistevano messaggi pubblicitari ma
erano inseriti in spazi appositi ed erano costruiti con scenette divertenti che
di per sé facevano spettacolo (vedi Carosello che ancora è da molti rimpianto).
Mai ci saremmo potuti sognare che un programma potesse essere interrotto sul
più bello e pensavamo con commiserazione agli spettatori di altre nazioni, dove
invece era la norma. Si pagava il canone ma il servizio era adeguato.
Poi sono intervenute le tv locali. La novità ci piaceva, le
trasmissioni erano semplici e le emittenti esclusivamente locali. Fin qui tutto
bene, anche la pubblicità. Poi è arrivato l'innominabile e ha tramutato, con
appoggi politici notevoli da parte di un altro bel tomo, il fenomeno locale in fenomeno
nazionale fagocitando molte emittenti pioniere in quel campo ma senza appoggi. La
programmazione continua pensata ad hoc per stimolare i più bassi istinti della
plebe ha ottenuto successo e la maggior parte della pubblicità si è riversata
in quelle emittenti che vivevano di pubblicità e non si facevano problemi per
le continue ed eccessive interruzioni. La plebe ci ha fatto l'abitudine e
perché vedeva cose che stuzzicavano gli appetiti e perché è passata l'idea che
lo spettacolo fosse tutto gratis. Gratis??? Poveri sciocchi!!! La plebe non
capì e ancora non capisce che il canone lo paga molto più alto e in modo
subdolo. Ogni pubblicità è pagata a chi la trasmette fior di quattrini e questi
rientrano nel costo del prodotto che così viene a essere gravato da una tassa
occulta che paga la plebe che consuma. Mi si potrebbe obiettare: ma questo lo
fa ormai anche la Rai che in più ha il canone.
Anche qui occorre tornare indietro nei tempi. L'innominabile
con tutti i guadagni pazzi delle pubblicità ha cominciato a far lievitare i
prezzi in ogni cosa, in tv come nel calcio. In particolare con compensi
faraonici ha portato via all'azienda di stato tutti i migliori interpreti della
tv o almeno tutti quelli che avevano più seguito di pubblico. È cominciato così
un circolo terribile: la pubblicità rende molto, ti puoi permettere i migliori
offrendo di più, incrementi gli ascolti, ottieni ancora più pubblicità e più
alti compensi. Tutto a danno della plebe che non capisce e che di giorno in
giorno viene sempre più istupidita e segue incantata il pifferaio.
La Rai per sopravvivere si è dovuta adeguare come si sono
adeguati tutti coloro che ormai adorano gli stacchi pubblicitari e non
capiscono che su ogni prodotto comprato devono pagare un extra per essere
ammorbati da tanta insipienza.
Tutto questo si è poi esaltato con il sistema politico che
ben conosciamo. Insomma in Italia si segue un pifferaio astuto per di più
pregiudicato.
E questo è il regalo fatto dalla tv commerciale nel
programmare subito "La grande bellezza"? Il pubblico ha pagato un
biglietto ben salato per vedere un film deturpato da spot pubblicitari! E
quanto avranno pagato gli inserzionisti per inframmezzare un evento con le loro
scempiaggini! E quanti guadagni ancora per il pifferaio che non regala nulla e porta
tutti nel baratro!
Ora mi son tolto dallo stomaco quel che volevo dire a colui
che a scritto quel twitt. Sarebbe bene che prima di cinguettare tutti usassero
la ragione, se ne sono forniti.
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