mercoledì 5 marzo 2014

Devo spiegare alcune affermazioni che ho fatto nel post di ieri e per questo bisogna ricorrere alla storia.
Negli anni '70 c'era ancora solamente la Rai, si pagava il canone, le ore di trasmissione giornaliere erano limitate ma i programmi erano fatti badando alla qualità. Anche allora esistevano messaggi pubblicitari ma erano inseriti in spazi appositi ed erano costruiti con scenette divertenti che di per sé facevano spettacolo (vedi Carosello che ancora è da molti rimpianto). Mai ci saremmo potuti sognare che un programma potesse essere interrotto sul più bello e pensavamo con commiserazione agli spettatori di altre nazioni, dove invece era la norma. Si pagava il canone ma il servizio era adeguato.
Poi sono intervenute le tv locali. La novità ci piaceva, le trasmissioni erano semplici e le emittenti esclusivamente locali. Fin qui tutto bene, anche la pubblicità. Poi è arrivato l'innominabile e ha tramutato, con appoggi politici notevoli da parte di un altro bel tomo, il fenomeno locale in fenomeno nazionale fagocitando molte emittenti pioniere in quel campo ma senza appoggi. La programmazione continua pensata ad hoc per stimolare i più bassi istinti della plebe ha ottenuto successo e la maggior parte della pubblicità si è riversata in quelle emittenti che vivevano di pubblicità e non si facevano problemi per le continue ed eccessive interruzioni. La plebe ci ha fatto l'abitudine e perché vedeva cose che stuzzicavano gli appetiti e perché è passata l'idea che lo spettacolo fosse tutto gratis. Gratis??? Poveri sciocchi!!! La plebe non capì e ancora non capisce che il canone lo paga molto più alto e in modo subdolo. Ogni pubblicità è pagata a chi la trasmette fior di quattrini e questi rientrano nel costo del prodotto che così viene a essere gravato da una tassa occulta che paga la plebe che consuma. Mi si potrebbe obiettare: ma questo lo fa ormai anche la Rai che in più ha il canone.
Anche qui occorre tornare indietro nei tempi. L'innominabile con tutti i guadagni pazzi delle pubblicità ha cominciato a far lievitare i prezzi in ogni cosa, in tv come nel calcio. In particolare con compensi faraonici ha portato via all'azienda di stato tutti i migliori interpreti della tv o almeno tutti quelli che avevano più seguito di pubblico. È cominciato così un circolo terribile: la pubblicità rende molto, ti puoi permettere i migliori offrendo di più, incrementi gli ascolti, ottieni ancora più pubblicità e più alti compensi. Tutto a danno della plebe che non capisce e che di giorno in giorno viene sempre più istupidita e segue incantata il pifferaio.
La Rai per sopravvivere si è dovuta adeguare come si sono adeguati tutti coloro che ormai adorano gli stacchi pubblicitari e non capiscono che su ogni prodotto comprato devono pagare un extra per essere ammorbati da tanta insipienza.
Tutto questo si è poi esaltato con il sistema politico che ben conosciamo. Insomma in Italia si segue un pifferaio astuto per di più pregiudicato.
E questo è il regalo fatto dalla tv commerciale nel programmare subito "La grande bellezza"? Il pubblico ha pagato un biglietto ben salato per vedere un film deturpato da spot pubblicitari! E quanto avranno pagato gli inserzionisti per inframmezzare un evento con le loro scempiaggini! E quanti guadagni ancora per il pifferaio che non regala nulla e porta tutti nel baratro!

Ora mi son tolto dallo stomaco quel che volevo dire a colui che a scritto quel twitt. Sarebbe bene che prima di cinguettare tutti usassero la ragione, se ne sono forniti.

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