Il nostro
teatrino politichese non procede. Sembra ripetersi sempre senza variazioni. Dal
cappello a cilindro è riuscito il famigerato articolo 18. L'eliminazione di
questo dovrebbe essere la panacea: togliendo di mezzo un articolo di legge che
tutela i più deboli, potremmo dare nuovo impulso all'economia. Sarò un
ignorante che non capisce? Bah! Io so solo che il giovincello che lo ripropone
con tanta baldanza e protervia somiglia sempre più a due personaggi
tristemente noti dai quali sembra essere andato a lezione. Di uno in
particolare segue le mosse, le gesta e i consigli. Non c'è nulla da fare: non
esiste possibilità umana di liberarsi di costui.
Cosa è diventata la mia città e i suoi
abitanti da un po' di tempo? Perché si verificano fatti così brutti? Alcuni esempi:
- un conduttore del servizio pubblico di
autobus è aggredito dalla folla e ha paura di fare servizio in quella zona
periferica.
- il pestaggio da parte di un
diciassettenne di un barbone extracomunitario ne ha causata la morte. Un amico
lo richiamava dicendogli di smettere ma così non è stato. Ora un gruppo di
concittadini del quartiere organizza un sit-in per incoraggiarlo e fargli
sapere che son solidali con lui. Com'è possibile? Un ragazzino agisce con tanta
cattiveria e con capacità d'intendere e di volere e un gruppo di persone lo
scusa ed è con lui? Quel morto non conta? Non lo aveva aggredito e tu,
anche se l'amico t'invita a smettere di picchiarlo, continui con furia
selvaggia a picchiarlo fino all'ultimo respiro? Altro che comprensione... Affidamento a
servizi di riabilitazione e al compimento del diciottesimo anno di età
immediata galera. Finiamola di pensare che a diciassette anni si sia poco più
che bambini.
- Un altro sfregio alla civiltà. Un
direttore d'orchestra tra i più famosi, antipatico sicuramente ma di grande
carisma e bravura, si dimette dall'incarico ricevuto nel teatro Costanzi.
Questo teatro, per troppo tempo contrassegnato dalla mediocrità degli
spettacoli allestiti, con questo signore stava riacquistando lustro e fama.
Adesso, invece, la favola è finita: non è possibile lavorare nel giusto clima,
asserisce il maestro, e a ogni prima si rischia l'annullamento dello spettacolo a causa di scioperi
selvaggi. Questa è una cosa molto deprimente: nella capitale è impossibile
programmare un'attività di alta qualità.
Questi sono solo alcuni esempi ma pur
sempre inequivocabili segni di degrado.
La mia città è sempre stata così e sono io che son cambiato? Adesso noto
delle cose cui prima non prestava attenzione? Oppure effettivamente è in atto
un imbarbarimento preoccupante? Forse al solito la verità è nel mezzo.
Dobbiamo però renderci conto di una cosa: la crisi economica, da noi dovuta
soprattutto alle ruberie, all'incapacità dei governanti, agli sprechi di denaro
pubblico, ai privilegi esagerati concessi a chi non ha fatto nulla per
meritarli, al troppo alto carico di tassazione nei confronti dei soliti onesti,
porta inevitabilmente a una tensione sociale che si manifesta con la rabbia, la
violenza, la protesta. Purtroppo non è la prima volta nella storia chi ci
s'imbatte in situazioni di questo tipo. E quello che si vede nel proprio
orticello è niente messo a confronto di tutto ciò che accade nel mondo intero. L'umanità
sarà in grado di aprire gli occhi?
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