Stamattina ho deciso di scendere a Roma con un programma ben
preciso: fermare la macchina in via dei Cerchi o in piazza della Bocca della
Verità e raggiungere a piedi piazza Argentina per fermarmi in libreria per
acquistare due libri che avevo adocchiato.
Ma dove sono andato? A Roma? O piuttosto nel caos totale o
in un girone infernale. Neanche un girone: in un girone tutti i peccatori son
condannati per lo stesso misfatto. Io sono entrato proprio nell’inferno, dove
trovi tutto insieme. Già il caldo, l’afa, il cielo semi coperto da nuvolaglia,
smog e aria puzzolente e poi il traffico. Non sono riuscito a portare a termine
il mio intento: via dei Cerchi irraggiungibile, ho dovuto ripiegare sull’Appia.
Ricordo che muoversi a Roma è stata cosa sempre problematica
ma ora è tutto peggiorato. E poi soprattutto la maleducazione, la prepotenza, l’arroganza,
la totale mancanza di qualsiasi forma di rispetto e di cortesia da parte di
automobilisti, di conducenti ciclomotori, financo di pedoni fanno sì che sia un
vero e proprio inferno. Mi chiedo: io
sono in pensione ormai (e me ne dispiace, avrei continuato a lavorare) ma tutta
quella gente in giro a metà mattinata, dove va? Chi è che lavora? Possibile che
siano tutti in pensione come me? Naturalmente ce ne sono ma sono uno sparuto
drappello. E quindi tutti quei giovani perché non sono a scuola? E quelli meno
giovani che diavolo fanno in giro strombazzando con i clacson per cercare di
guadagnare un metro di strada? Possibile che tutti abbiano un lavoro che li
obbliga a muoversi con passo da lumaca per la città?
Non so dare risposte a tutto questo, so solo che mestamente
me ne son tornato indietro con i miei libri acquistati per ripiego in un'altra libreria
e con l’idea di scendere in città solo di sabato o meglio di domenica mattina
presto quando tutti finalmente poltriscono nei propri letti.
Ancora, infine, mi chiedo: ma perché non metto da parte
questa mia passione per il testo cartaceo? Avrei potuto acquistare comodamente
in due minuti on-line risparmiando sul prezzo di copertina, sul gasolio
consumato per muovermi nel traffico e senza arrabbiatura, delusione, sconcerto
e rimpianto per ciò che eravamo.
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